Il soffio cardiaco viene classificato in base a diverse caratteristiche :
1) configurazione o forma
2) collocazione temporale all'interno del ciclo cardiaco
3) intensità
4) punto di massima intensità
5) propagazione (irraggiamento)
6) frequenza (qualità, tonalità)
Configurazione o forma
I soffi cardiaci assumono una forma particolare quando sono registrati
graficamente con il fonocardiografo :
- soffio a plateau
- soffio in crescendo-descrescendo
- soffio in decrescendo
- soffio continuo
Il soffio a plateau è quello prodotto dall'insufficienza delle valvole
atrioventricolari (mitrale, tricuspide) ed inizia al primo tono cardiaco
S1 (chiusura di queste valvole), si mantiene costante per tutta la sistole
e dura fino al secondo tono S2 (chiusura delle valvole semilunari aortica
e polmonare).
Il soffio in crescendo- decrescendo è tipico dei soffi d'eiezione e si presenta
di solito per un ostacolo all'espulsione del sangue dal cuore (es. stenosi aortica,
stenosi polmonare).
Il soffio in crescendo-decrescendo aumenta di intensità fino a circa la metà
della sistole per poi gradualmente diminuire.
Il soffio in decrescendo inizia forte per poi diminuire progressivamente.
Il soffio continuo è presente sia durante la sistole sia durante la diastole
(es. dotto arterioso pervio) con aumento relativo dell'intensità durante la
sistole.
Collocazione temporale nel ciclo cardiaco
In base alla comparsa temporale il soffio è classificato come sistolico,
diastolico o sisto-diastolico.
a) soffio sistolico
può insorgere all'inizio della sistole (protosistolico), a metà della sistole
(mesosistolico) o alla fine della sistole (telesistolico).
Può anche durare per tutta la sistole (olosistolico).
b) soffio diastolico
in genere compare all'inizio della diastole (protodiastolico) o alla fine
della diastole (telediastolico o presistolico) o può durare per tutta la
diastole (olodiastolico).
c) soffio sisto-diastolico
persiste per tutto il ciclo cardiaco
Ciclo cardiaco : è determinato dal susseguirsi delle due fasi della sistole
e della diastole
Sistole : periodo del ciclo cardiaco nel quale gli atri o i ventricoli si
contraggono ed espellono il sangue.
Diastole : periodo del ciclo cardiaco nel quale gli atri o i ventricoli
si rilasciano e si riempiono di sangue.
sabato 8 settembre 2018
domenica 12 agosto 2018
L'ipertensione polmonare nel cane e nel gatto - prima parte
L'ipertensione polmonare (IP) è definita come un aumento della pressione
nei vasi arteriosi polmonari che stimola una risposta compensatoria da
parte del cuore.
Nell'uomo è presente quando la pressione media arteriosa è maggiore di
25 mmHg e di 30 mmHg sotto sforzo.
Nel cane viene considerata ipertensione arteriosa sistolica lieve quella tra
31 e 50 mmHg, moderata quella tra 51 e 75 mmHg ed il cane sembra
interessato più frequentemente del gatto da questa patologia.
La crescita della pressione arteriosa polmonare è dovuta a :
1) aumento della portata cardiaca arteriosa polmonare
2) incremento delle resistenze vascolari polmonari
3) crescita della pressione venosa polmonare
La portata cardiaca è la quantità di sangue espulsa dal cuore in un periodo
di tempo definito (in genere un minuto).
Alcune patologie congenite come il dotto arterioso persistente od il difetto
del setto interventricolare possono produrre un aumento della portata
arteriosa polmonare.
Le resistenze vascolari sono le forze che si oppongono alla progressione
del sangue nei vasi.
La presenza di vasocostrizione (es. per ipossia), di un incremento della
viscosità del sangue (es. tetralogia di Fallot), di una ostruzione dei vasi
arteriosi polmonari (es. filariosi) possono determinare un aumento delle
resistenze vascolari arteriose polmonari.
La pressione venosa polmonare è la pressione presente nei vasi (vene
polmonari) che portano il sangue ossigenato dai polmoni all'atrio sinistro.
Le malattie del cuore sinistro (es. endocardiosi mitralica, cardiomiopatie)
possono determinare un aumento delle pressioni venose polmonari.
L'ipertensione polmonare può essere classificata in tre diverse modalità :
1) classificazione in IP pre e post capillare
2) classificazione clinica
3) classificazione funzionale
nei vasi arteriosi polmonari che stimola una risposta compensatoria da
parte del cuore.
Nell'uomo è presente quando la pressione media arteriosa è maggiore di
25 mmHg e di 30 mmHg sotto sforzo.
Nel cane viene considerata ipertensione arteriosa sistolica lieve quella tra
31 e 50 mmHg, moderata quella tra 51 e 75 mmHg ed il cane sembra
interessato più frequentemente del gatto da questa patologia.
La crescita della pressione arteriosa polmonare è dovuta a :
1) aumento della portata cardiaca arteriosa polmonare
2) incremento delle resistenze vascolari polmonari
3) crescita della pressione venosa polmonare
La portata cardiaca è la quantità di sangue espulsa dal cuore in un periodo
di tempo definito (in genere un minuto).
Alcune patologie congenite come il dotto arterioso persistente od il difetto
del setto interventricolare possono produrre un aumento della portata
arteriosa polmonare.
Le resistenze vascolari sono le forze che si oppongono alla progressione
del sangue nei vasi.
La presenza di vasocostrizione (es. per ipossia), di un incremento della
viscosità del sangue (es. tetralogia di Fallot), di una ostruzione dei vasi
arteriosi polmonari (es. filariosi) possono determinare un aumento delle
resistenze vascolari arteriose polmonari.
La pressione venosa polmonare è la pressione presente nei vasi (vene
polmonari) che portano il sangue ossigenato dai polmoni all'atrio sinistro.
Le malattie del cuore sinistro (es. endocardiosi mitralica, cardiomiopatie)
possono determinare un aumento delle pressioni venose polmonari.
L'ipertensione polmonare può essere classificata in tre diverse modalità :
1) classificazione in IP pre e post capillare
2) classificazione clinica
3) classificazione funzionale
sabato 30 giugno 2018
La terapia della filariosi cardiopolmonare nel cane - sesta parte
La sindrome cavale è una non comune ma grave complicazione della filariosi
cardiopolmonare e si presenta più frequentemente nelle zone endemiche della
malattia.
Quando la sindrome cavale si manifesta, più di sessanta parassiti adulti sono
presenti nel cuore destro, nelle vene cave e nelle arterie polmonari.
La patologia esordisce in forma acuta per parziale ostruzione del tratto
di afflusso all'atrio destro e al ventricolo destro (rispettivamente vene cave-
atrio destro e atrio destro-ventricolo destro).
Se non trattata, la sindrome cavale porta a morte l'animale entro uno-tre giorni
in seguito a shock cardiogeno complicato da anemia, coagulazione intravasale
disseminata (DIC) e acidosi metabolica.
L'animale mostra letargia, debolezza, dispnea, mucose pallide e, a volte,
tosse.
L'esame clinico rivela una temperatura corporea che varia da leggera ipotermia
a moderata ipertermia.
All'ascoltazione del cuore si individua un soffio sistolico da rigurgito della
valvola tricuspide. Il tempo di riempimento capillare è prolungato e sono
presenti pulsazioni giugulari.
La sindrome cavale porta a dilatazione delle camere destre del cuore,
allo sviluppo di emolisi per traumatismo sugli eritrociti con susseguente
emoglobinuria, alla comparsa della DIC e di insufficienza epatica e renale.
La diagnosi strumentale e di laboratorio comprende l'elettrocardiogramma,
la radiografia toracica, l'esame del sangue e delle urine ma è con l'esecuzione
dell'ecocardiografia che è possibile confermare la presenza delle filarie adulte
nel cuore destro e specialmente nell'atrio destro e vena cava caudale.
Con l'ecocardiografia è possibile inoltre stabilire se può essere raggiunto e
rimosso un numero sufficiente di filarie.
L'asportazione delle filarie è ottenuta utilizzando un forcipe a coccodrillo
flessibile che viene introdotto nella vena giugulare esterna e fatto progredire
all'atrio destro, alla vena cava caudale, al ventricolo destro e fino alle
arterie polmonari.
Di solito viene eseguita la sedazione del soggetto e l'anestesia locale nel
punto di introduzione del forcipe o solo l'anestesia locale.
Il controllo radioscopico della procedura riduce i tempi di esecuzione e migliora
l'efficacia del trattamento.
In genere vengono rimossi da uno a quattro vermi per volta per un totale di
35-50 vermi a seduta.
Si interrompe la procedura quando 5-6 tentativi consecutivi sono infruttuosi.
L'esito positivo della rimozione è segnalato dalla riduzione o scomparsa del
soffio tricuspidale, dell'emoglobinuria e dal rapido miglioramento delle
condizioni dell'animale.
cardiopolmonare e si presenta più frequentemente nelle zone endemiche della
malattia.
Quando la sindrome cavale si manifesta, più di sessanta parassiti adulti sono
presenti nel cuore destro, nelle vene cave e nelle arterie polmonari.
La patologia esordisce in forma acuta per parziale ostruzione del tratto
di afflusso all'atrio destro e al ventricolo destro (rispettivamente vene cave-
atrio destro e atrio destro-ventricolo destro).
Se non trattata, la sindrome cavale porta a morte l'animale entro uno-tre giorni
in seguito a shock cardiogeno complicato da anemia, coagulazione intravasale
disseminata (DIC) e acidosi metabolica.
L'animale mostra letargia, debolezza, dispnea, mucose pallide e, a volte,
tosse.
L'esame clinico rivela una temperatura corporea che varia da leggera ipotermia
a moderata ipertermia.
All'ascoltazione del cuore si individua un soffio sistolico da rigurgito della
valvola tricuspide. Il tempo di riempimento capillare è prolungato e sono
presenti pulsazioni giugulari.
La sindrome cavale porta a dilatazione delle camere destre del cuore,
allo sviluppo di emolisi per traumatismo sugli eritrociti con susseguente
emoglobinuria, alla comparsa della DIC e di insufficienza epatica e renale.
La diagnosi strumentale e di laboratorio comprende l'elettrocardiogramma,
la radiografia toracica, l'esame del sangue e delle urine ma è con l'esecuzione
dell'ecocardiografia che è possibile confermare la presenza delle filarie adulte
nel cuore destro e specialmente nell'atrio destro e vena cava caudale.
Con l'ecocardiografia è possibile inoltre stabilire se può essere raggiunto e
rimosso un numero sufficiente di filarie.
L'asportazione delle filarie è ottenuta utilizzando un forcipe a coccodrillo
flessibile che viene introdotto nella vena giugulare esterna e fatto progredire
all'atrio destro, alla vena cava caudale, al ventricolo destro e fino alle
arterie polmonari.
Di solito viene eseguita la sedazione del soggetto e l'anestesia locale nel
punto di introduzione del forcipe o solo l'anestesia locale.
Il controllo radioscopico della procedura riduce i tempi di esecuzione e migliora
l'efficacia del trattamento.
In genere vengono rimossi da uno a quattro vermi per volta per un totale di
35-50 vermi a seduta.
Si interrompe la procedura quando 5-6 tentativi consecutivi sono infruttuosi.
L'esito positivo della rimozione è segnalato dalla riduzione o scomparsa del
soffio tricuspidale, dell'emoglobinuria e dal rapido miglioramento delle
condizioni dell'animale.
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