sabato 26 settembre 2015

Lo shock cardiogeno nel cane e nel gatto - terza parte

In presenza di shock cardiogeno possiamo rilevare segni di insufficienza
sistolica (es. con cardiomiopatia dilatativa primaria) e segni di insufficienza
cardiaca congestizia (es. con malattie delle valvole o con insufficienza diastolica).

L'insufficienza sistolica è l'inadeguata funzione di pompa del cuore
(contrazione cardiaca ed espulsione del sangue).

L'insufficienza diastolica è un'alterazione della fase di rilassamento
e di riempimento del cuore.

L'insufficienza cardiaca è l'incapacità del cuore a pompare una quantità
di sangue adeguata alle esigenze dell'organismo. Può essere provocata sia
dall'insufficienza sistolica sia da quella diastolica.

L'insufficienza cardiaca congestizia è l'incapacità  del cuore a fornire una
quantità di sangue adeguata per le necessità dell'organismo in presenza di
accumulo di liquidi nel polmone e/o negli organi addominali e nei tessuti
periferici.

Con shock cardiogeno l'animale presenta disorientamento, debolezza, letargia,
collasso e ipotermia.
Le mucose possono presentarsi pallide, il tempo di riempimento capillare è
aumentato, il polso è debole, alle volte aritmico e paradosso con versamento
pericardico e le estremità sono fredde.
Con insufficienza cardiaca congestizia si può osservare distensione delle vene
giugulari, polso giugulare, dispnea e tachipnea.

All'ascoltazione del cuore  può essere udito un soffio e/o un ritmo di galoppo
(che possono indicare una patologia primaria del cuore) mentre la frequenza
cardiaca è in genere aumentata (eccetto nel caso di bradiaritmie primarie).
Con versamenti pleurici o pericardici i toni cardiaci possono essere attutiti
e difficili da rilevare.

Una diminuzione della perfusione ai reni porta alla comparsa di oliguria od
anuria, mentre una diminuzione del flusso sanguigno all'apparato gastroenterico
può determinare la comparsa di vomito o diarrea emorragica.

La diagnosi strumentale è fatta principalmente con l'elettrocardiogramma,
la radiografia toracica e l'ecocardiogramma.



venerdì 18 settembre 2015

Peptidi natriuretici nel cane e nel gatto - terza parte

Attualmente i peptidi natriuretici sono ampiamente utilizzati sia in medicina
umana sia nella medicina del cane e del gatto.

Vengono impiegati, con altri esami diagnostici, principalmente per :
- diagnosi dell'insufficienza cardiaca
- rilevare animali con malattia asintomatica (sub-clinica, occulta)
- prevedere il rischio di mortalità per patologie cardiache
- individuare animali a rischio di scompenso cardiaco


Nel futuro i peptidi natriuretici potranno essere sempre più utilizzati per :
- monitorare la progressione della malattia e la risposta alla terapia
- guidare la scelta della terapia

Attualmente è disponibile il test per la determinazione nel siero del NT-proBNP.


Dai numerosi studi pubblicati si è tra l'altro rilevato :

- la concentrazione dell'NT-proBNP permette di differenziare cani e
  gatti con dispnea da malattia respiratoria e dispnea di origine cardiaca
  in quanto i secondi presentano livelli del peptide natriuretico più elevati
  (sensibilità per cane e gatto rispettivamente del 92% e 94% , specificità
  rispettivamente del 100% e 88%)

- nei cani con malattia valvolare cronica e asintomatici, i valori dell'NT-proBNP
  sono più elevati (maggiori di 2150 pmol/L) nei cani che sviluppano
  insufficienza cardiaca congestizia rispetto a quelli che rimangono asintomatici
  con una sensibilità del 77% e una specificità del 69%.
  Il 36% dei cani con valori superiori a 3000 pmol/L manifesta insufficienza
  cardiaca congestizia entro sei mesi.
  Quindi cani con valori elevati di NT-proBNP devono essere tenuti sotto
  controllo dai proprietari per rilevare tempestivamente la comparsa di
  sintomi riferibili all'insufficienza cardiaca (es. debolezza, intolleranza
  all'esercizio)

- nella razza Dobermann con cardiomiopatia dilatativa asintomatica i valori
  dell'NT-proBNP sono aumentati.

- nel gatto l'NT-proBNP aumenta nelle forme asintomatiche delle cardiomiopatie
  con una sensibilità del 86% e una specificità del 91% con valore cut off (soglia)
  di 46 pmol/L


La sensibilità di un test è la capacità di individuare gli animali malati
La specificità di un test è la capacità di individuare gli animali sani.
Il valore soglia (cut-off) rappresenta il limite di separazione tra la negatività
e la positività di un test e generalmente corrisponde anche alla separazione
tra soggetto malato e soggetto sano.
Quando il valore soglia è basso aumenta la sensibilità, quando è più alto
aumenta la specificità.




giovedì 10 settembre 2015

Angiostrongilosi (Angiostrongylus vasorum) cardiopolmonare del cane - terza parte

La diagnosi definitiva della patologia può essere attuata con diversi esami :

- Test di Baermann per la ricerca delle larve di angiotrongylus nelle feci o con
   il lavaggio tracheobronchiale
- Esame PCR (polimerase chain reaction) sul sangue per la ricerca del DNA
   del parassita
- Tecniche immunocromatografiche od Elisa per la ricerca degli antigeni

Si reputa che vengano individuati circa il 50 % dei cani infestati con un singolo
esame di Baermann in quanto l'eliminazione delle larve è intermittente.
Pertanto viene consigliato di raccogliere le feci per tre giorni consecutivi
per migliorare l'affidabilità del test.

Il trattamento dell'angiostrongilosi prevede la terapia di supporto e la terapia
antielmintica.

La terapia di supporto è correlata alla gravità del quadro clinico.
Nei casi più severi può essere somministrato l'ossigeno per supportare la
funzione respiratoria e trasfusioni di sangue o plasma in presenza di gravi
emorragie mentre per gli animali dispnoici viene consigliato il riposo in gabbia.
I corticosteroidi possono essere utili con reazioni anafilattiche o trombocitopenia
(diminuzione delle piastrine) immunomediata.
Sono stati anche impiegati broncodilatatori, diuretici e ace-inibitori.

Attualmente i farmaci utilizzati per la terapia antielmintica sono il fenbendazolo
(20-50 mg/Kg per 5-20 giorni), la milbemicina ossima (0,5 mg/Kg una volta
alla settimana per quattro settimane) e la moxidectina spot-on al 2,5% (una
sola volta, eventualmente ripetuta dopo trenta giorni).

Viene anche consigliato di eseguire il test di Baermann dopo sei settimane
dalla somministrazione di moxidectina e dopo tre settimane da quella del
fenbendazolo anche per escludere che gli animali diventino portatori
asintomatici e quindi serbatoi di nuove infestazioni.

La prognosi è buona per la maggioranza dei cani trattati anche se ciò dipende
dalla gravità dei sintomi.
Quelli respiratori scompaiono generalmente 1-2 settimane dopo l'inizio della
terapia mentre nei casi più gravi possono permanere sintomi dopo l'eliminazione
dei parassiti.
Nei cani con segni neurologici la prognosi a lungo termine è generalmente
buona.
La mortalità è dovuta soprattutto alle emorragie e all'insufficienza respiratoria.

La profilassi dell'angiostrongilosi prevede di evitare il più possibile il contatto
e l'ingestione di lumache e chiocciole da parte dei cani.
L'uso di molluschicidi non sembra invece influenzare la percentuale degli
animali infestati.
Probabilmente l'utilizzo regolare di trattamenti antielmintici è la forma più
efficace di prevenzione nelle aree endemiche.
Per la profilassi sono stati impiegati la moxidectina e la milbemicina.