Il propranololo è stato utilizzato per la terapia di diverse patologie :
- complessi atriali e ventricolari prematuri
- tachicardia sopraventricolare
- tachicardia ventricolare, di solito con altri antiaritmici
- fibrillazione atriale con la digossina per diminuire la frequenza cardiaca
- tachicardie con ipertiroidismo e feocromocitoma (tumore delle cellule
localizzato prevalentemente alle ghiandole surrenali)
- cardiomiopatia ipertrofica del gatto per diminuire l'ostruzione del tratto
di efflusso (di uscita) del ventricolo sinistro
- stenosi subaortica del cane
- ipertensione arteriosa del cane e del gatto
I dosaggi consigliati del propranololo sono :
- per le tachicardie sopraventricolari e ventricolari con funzionalità cardiaca
normale nel cane 0,2-1 mg/Kg ogni 8 ore per via orale, nel gatto da 2,5 mg
a 10 mg/gatto ogni 8 ore per via orale, per via endovenosa 0,01-0,06 mg/Kg
nel cane e 0,04-0,06 mg/Kg nel gatto
- nella cardiomiopatia ipertrofica del gatto 2,5-5 mg/gatto 2-3 volte al giorno
per via orale
- nell'ipertensione arteriosa nel cane 0,2-1 mg/Kg ogni otto ore per via orale
e nel gatto 2.5-5 mg/gatto ogni otto ore per via orale
Il propranololo è controindicato negli animali con malattia del nodo del seno,
con bradicardia sinusale, con blocco atroventricolare, con diabete mellito, con
asma e malattie croniche respiratorie, con insufficienza cardiaca sintomatica.
Gli effetti collaterali del propranololo sono :
blocco atrioventricolare specialmente quando usato assieme alla digossina,
peggioramento dell'insufficienza miocardica, letargia, depressione, sincope,
broncospasmo.
In somministrazione cronica può determinare alterazioni del sangue come
trombocitopenia, agranulocitosi e diminuzione dei livelli degli ormoni tiroidei.
La trombocitopenia è la diminuzione delle piastrine nel sangue.
L'agranulocitosi è una notevole riduzione del numero dei globuli bianchi
granulociti nel sangue.
La prima parte del post sul propranololo può essere letta cliccando sul
link sottostante
http://www.infocardiovet.com/2013/11/il-propranololo-nella-cardiologia-del.html
venerdì 14 febbraio 2014
domenica 9 febbraio 2014
La chinidina nella cardiologia del cane e del gatto - seconda parte
In questo post riporto il significato di alcuni termini per facilitare la comprensione
del testo da parte di persone che non operano nel campo medico.
Gli effetti della somministrazione della chinidina sul tracciato elettrocardiografico
sono in genere :
- un aumento lieve-moderato della frequenza cardiaca
- un piccolo aumento della durata del complesso QRS
- un modesto aumento dell'intervallo QT
- un intervallo PR che rimane invariato
Il complesso QRS rappresenta la depolarizzazione dei ventricoli, l'intervallo
QT è la somma della depolarizzazione e ripolarizzazione dei ventricoli mentre
l'intervallo PR rappresenta il tempo impiegato dallo stimolo elettrico per andare
dal nodo del seno (dove origina) al ventricolo.
La depolarizzazione della cellula cardiaca è data dalla variazione della sua
carica elettrica che da negativa (potenziale a riposo) diventa debolmente
positiva. In questo modo si genera il potenziale d'azione che è l'evento elettrico
che porta alla contrazione cardiaca.
La ripolarizzazione è il processo, distinto in varie fasi, attraverso il quale la
cellula riacquista la carica originaria (potenziale di riposo).
Le indicazioni per l'utilizzo della chinidina sono :
- aritmie sopraventricolari e ventricolari specialmente se causate dal fenomeno
del rientro (il rientro è una delle modalità con cui si generano e si mantengono
le aritmie)
- tachicardie causate dalla presenza di vie accessorie dove la chinidina
aumenta il loro periodo refrattario
- cardioversione della fibrillazione atriale
La vie accessorie, non presenti nel cuore normale, sono formate da fibrocellule
elettricamente attive e collegano gli atri ai ventricoli. La loro presenza può
favorire l'insorgenza di aritmie.
Il periodo refrattario è il momento nel quale la cellula cardiaca non è capace
di rispondere a stimoli esterni.
La cardioversione è la modalità con cui la fibrillazione atriale e altre aritmie
vengono convertite in ritmo sinusale (il ritmo cardiaco normale).
Può essere farmacologica o elettrica.
Potete leggere la prima parte della chinidina nella cardiologia del cane e del
gatto cliccando sul link sottostante
http://www.infocardiovet.com/2013/10/chinidina-e-cuore-nel-cane-e-nel-gatto.html
del testo da parte di persone che non operano nel campo medico.
Gli effetti della somministrazione della chinidina sul tracciato elettrocardiografico
sono in genere :
- un aumento lieve-moderato della frequenza cardiaca
- un piccolo aumento della durata del complesso QRS
- un modesto aumento dell'intervallo QT
- un intervallo PR che rimane invariato
Il complesso QRS rappresenta la depolarizzazione dei ventricoli, l'intervallo
QT è la somma della depolarizzazione e ripolarizzazione dei ventricoli mentre
l'intervallo PR rappresenta il tempo impiegato dallo stimolo elettrico per andare
dal nodo del seno (dove origina) al ventricolo.
La depolarizzazione della cellula cardiaca è data dalla variazione della sua
carica elettrica che da negativa (potenziale a riposo) diventa debolmente
positiva. In questo modo si genera il potenziale d'azione che è l'evento elettrico
che porta alla contrazione cardiaca.
La ripolarizzazione è il processo, distinto in varie fasi, attraverso il quale la
cellula riacquista la carica originaria (potenziale di riposo).
Le indicazioni per l'utilizzo della chinidina sono :
- aritmie sopraventricolari e ventricolari specialmente se causate dal fenomeno
del rientro (il rientro è una delle modalità con cui si generano e si mantengono
le aritmie)
- tachicardie causate dalla presenza di vie accessorie dove la chinidina
aumenta il loro periodo refrattario
- cardioversione della fibrillazione atriale
La vie accessorie, non presenti nel cuore normale, sono formate da fibrocellule
elettricamente attive e collegano gli atri ai ventricoli. La loro presenza può
favorire l'insorgenza di aritmie.
Il periodo refrattario è il momento nel quale la cellula cardiaca non è capace
di rispondere a stimoli esterni.
La cardioversione è la modalità con cui la fibrillazione atriale e altre aritmie
vengono convertite in ritmo sinusale (il ritmo cardiaco normale).
Può essere farmacologica o elettrica.
Potete leggere la prima parte della chinidina nella cardiologia del cane e del
gatto cliccando sul link sottostante
http://www.infocardiovet.com/2013/10/chinidina-e-cuore-nel-cane-e-nel-gatto.html
mercoledì 5 febbraio 2014
I diuretici tiazidi nel cane e nel gatto - seconda parte
I dosaggi dei diuretici tiazidi più usati nel cane e nel gatto sono per la
clorotiazide 20-40 mg/Kg 1-2 volte al giorno e per idroclorotiazide (il più
utilizzato) 2-4 mg/Kg 1-2 volte al giorno nel cane, 1-2 mg/Kg ogni 12 ore
nel gatto.
Quando sono impiegati assieme ai diuretici dell'ansa (es. furosemide) il
loro dosaggio è in genere ridotto del 50% con frequenza di somministrazione
anche ogni 2-3 giorni in quanto si instaura un effetto sinergico tra i farmaci.
Il sinergismo farmacologico (sinergismo di potenziamento) avviene quando
gli effetti di due farmaci, somministrati contemporaneamente, sono superiori
alla somma degli effetti singoli.
Tale fenomeno può comportare una riduzione della dose dei due farmaci
e anche una diminuzione degli effetti collaterali.
Nelle linee guida per la diagnosi e il trattamento della malattia valvolare
cronica del cane, proposte nel 2009 dall'ACVIM (American College of
Veterinary Internal Medicine), non è stato raggiunto un consenso unanime
tra i cardiologi veterinari sull'uso dei tiazidi.
Solo alcuni consigliano l'utilizzo dell'idroclorotiazide assieme alla furosemide
nello stadio D (malattia avanzata) dello scompenso cardiaco per trattare
l'insufficienza cardiaca refrattaria alla terapia.
I diuretici tiazidi tendono ad essere inefficaci in presenza di insufficienza
renale mentre nei soggetti con disfunzione epetica possono favorire lo
sviluppo di encefalopatia epatica.
L'encefalopatia epatica è una malattia caratterizzata dalla comparsa di
sintomi neurologici per la presenza di sostanze tossiche (es.ammoniaca)
che non sono più eliminate dal fegato.
I tiazidi non devono essere usati o devono essere utilizzati con cautela negli
animali diabetici perché aumentano la glicemia (azione iperglicemizzante).
Inoltre possono provocare delle alterazioni degli elettroliti, specialmente
valori bassi nel sangue di potassio (ipokaliemia) ma anche di magnesio
(ipomagnesemia) e concentrazioni elevate di calcio (ipercalcemia).
Infine in campo cardiovascolare possono aumentare la tossicità della
digossina e l'azione dei farmaci anticoagulanti.
clorotiazide 20-40 mg/Kg 1-2 volte al giorno e per idroclorotiazide (il più
utilizzato) 2-4 mg/Kg 1-2 volte al giorno nel cane, 1-2 mg/Kg ogni 12 ore
nel gatto.
Quando sono impiegati assieme ai diuretici dell'ansa (es. furosemide) il
loro dosaggio è in genere ridotto del 50% con frequenza di somministrazione
anche ogni 2-3 giorni in quanto si instaura un effetto sinergico tra i farmaci.
Il sinergismo farmacologico (sinergismo di potenziamento) avviene quando
gli effetti di due farmaci, somministrati contemporaneamente, sono superiori
alla somma degli effetti singoli.
Tale fenomeno può comportare una riduzione della dose dei due farmaci
e anche una diminuzione degli effetti collaterali.
Nelle linee guida per la diagnosi e il trattamento della malattia valvolare
cronica del cane, proposte nel 2009 dall'ACVIM (American College of
Veterinary Internal Medicine), non è stato raggiunto un consenso unanime
tra i cardiologi veterinari sull'uso dei tiazidi.
Solo alcuni consigliano l'utilizzo dell'idroclorotiazide assieme alla furosemide
nello stadio D (malattia avanzata) dello scompenso cardiaco per trattare
l'insufficienza cardiaca refrattaria alla terapia.
I diuretici tiazidi tendono ad essere inefficaci in presenza di insufficienza
renale mentre nei soggetti con disfunzione epetica possono favorire lo
sviluppo di encefalopatia epatica.
L'encefalopatia epatica è una malattia caratterizzata dalla comparsa di
sintomi neurologici per la presenza di sostanze tossiche (es.ammoniaca)
che non sono più eliminate dal fegato.
I tiazidi non devono essere usati o devono essere utilizzati con cautela negli
animali diabetici perché aumentano la glicemia (azione iperglicemizzante).
Inoltre possono provocare delle alterazioni degli elettroliti, specialmente
valori bassi nel sangue di potassio (ipokaliemia) ma anche di magnesio
(ipomagnesemia) e concentrazioni elevate di calcio (ipercalcemia).
Infine in campo cardiovascolare possono aumentare la tossicità della
digossina e l'azione dei farmaci anticoagulanti.
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